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Potreste rimanere sorpresi nell’apprendere che la violazione del copyright e la pornografia perseguitavano Internet ancor prima della sua commercializzazione

– Jamie Hutchinson

 

Nell’articolo pubblicato nel maggio 2001 su IEEE Professional Communication Society Newsletter, Jamie Hutchinson ripercorre la storia di Lenna, l’immagine più famosa e per molto tempo comunemente usata per la valutazione degli algoritmi di compressione.

Era il 1973. Alexander Sawchuk, Assistant Professor al dipartimento di elaborazione segnali e immagini dell’University of Southern California (SIPI), insieme a uno studente laureato e al responsabile dello stesso laboratorio, era alla ricerca di un’immagine per il materiale da conferenza di un collega che ritraesse un viso e che garantisse una buona gamma dinamica. Le immagini di test in possesso del laboratorio erano però vecchi fotogrammi televisi anni ’60.

Qualcuno entrò con in mano il numero del mese di novembre 1972 di Playboy. Gli ingegneri decisero di utilizzare il paginone centrale della rivista e ne strapparono la parte superiore per avvolgerla al tamburo dello scanner. La dimensione scelta per l’immagine fu di 512×512 pixel e la digitalizzazione avvenne attraverso lo scanner in dotazione al dipartimento, un Muirhead wirephoto attrezzato con un convertirore di segnale analogico-digitale, che permetteva una risoluzione di 100 lpi. Il risultato fu una porzione di 5,12×5,12 pollici che ritraeva il viso della playmate Lenna Sjööblom, nome d’arte della modella svedese Lena Söderberg.

Il giorno della conferenza i visitatori iniziarono a chiederne una copia da usare come riferimento per i test così da ottenere dei risultati confrontabili con l’originale. La larga diffusione ne decretò una sorta di standard di fatto proprio in quanto immagine condivisa e confrontabile dalla comunità. Essa sarebbe servita a testare gli algoritmi di compressione che avrebbero portato ai futuri formati JPEG e MPEG.

Non mancarono le controversie.

La prima con Playboy che deteneva i diritti di sfruttamento dell’immagine e che seppe della cosa solo nel 1991 quando la rivista Optical Engineering usò la foto di Lenna per la propria copertina. Playboy decise di riconoscere come involontaria la violazione del copyright e, considerato il fenomeno che ne era scaturito, di concederne l’uso vincolato alla citazione della fonte.

La seconda per l’alone di sessismo che la scelta di una simile immagine, per quanto nei fatti raffigurasse solo il viso della modella, portava con sé per via della posa e della rivista dalla quale era stata presa. Molti considerarono tale scelta degradante per l’idea di donna che lasciava passare: innegabile che la popolarità dell’immagine fosse dovuta proprio al fatto di rappresentare una donna attraente in un campo della ricerca dominato dal genere maschile. Nel 2012, per sensibilizzare sulla questione giacché l’immagine della pin-up veniva ancora usata nei corsi, in uno studio di quell’anno fu utilizzata in maniera provocatoria una foto del modello Fabio Lanzoni.

Per quanto l’episodio di Lenna sia balzato agli onori della cronaca, non fu il primo caso. Già nel 1961 al MIT, Lawrence G. Roberts usò per la sua tesi sul dithering un’immagine presa da Playboy di Luglio 1960 che ritraeva la playmate Teddi Smith (Delilah Henry).

Successivamente a Lenna ma prima che Playboy reclamasse i propri diritti, fu invece il famoso simbolo del coniglio ad essere usato, con il permesso della rivista, nello studio di Sanders-Driggers-Halford-Griffin “Imaging with frequency-modulated reticle” del 1991.

Riferimenti

(risorse in lingua inglese)

The Lenna Story
IEEE PCS Newsletter – Maggio/Giugno 2001 (PDF)
A note on Lena
USC SIPI Image Database
Editoriale Optical Engineering
– Picture Coding Using Pseudo- Random Noise

 

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